Lavorare nel Terzo Settore

 

Cos'è il Terzo Settore? 

Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. 

 

Quali sono gli Enti del Terzo Settore? 

Organizzazioni di volontariato (ODV) (Art. 32 Codice del Terzo Settore)

Costituite in forma di associazione, riconosciuta o non, hanno finalità solidaristiche sia a livello nazionale che internazionale ed operano a favore degli individui avvalendosi in modo prevalente dell'apporto dei volontari e possono retribuire le persone ma non possono retribuire i soci. Sono iscritte all'Albo provinciale del volontariato. 

Associazioni di promozione sociale (APS) (Art. 35 Codice del Terzo Settore)

Costituite in forma di associazione, riconosciuta o non, svolgono attività di utilità sociale, in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi (ad esempio associazioni dirette a "promuovere l'innalzamento della qualità della vita a sostegno di gravi malattie quali la fibrosi cistica, il Parkinson, il diabete, etc.). Anche in questo caso il volontariato deve essere prevalente e possono retribuire sia i soci che i terzi. Sono iscritte all’albo provinciale della promozione sociale: alcuni esempi: ACLI, LILT, UNITRE.

Enti filantropici (Artt. 37, 38, 39 Codice del Terzo Settore)

Gli enti filantropici sono costituiti in forma di associazione riconosciuta o di fondazione al fine di erogare denaro, beni o servizi, anche di investimento, a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale. (Lyons; Fondazione Bracco; etc.).

Cooperative sociali

Istituite nel 1991, sono società cooperative che hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini, attraverso la gestione di servizi sociosanitari ed educativi e la gestione di attività commerciali finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Si dividono in cooperative di tipo A – servizi alla persona, gestione di servizi sociosanitari ed educativi; e di tipo B. Inserimento nel mondo lavorativo di persone svantaggiate (portatori di handicap fisici e/o psichici, ragazze madri, ex detenuti, ex tossicodipendenti

Imprese sociali

L’impresa sociale è un soggetto giuridico privato e autonomo dalla pubblica amministrazione e da altri soggetti privati che svolge attività produttive secondo criteri imprenditoriali ma che persegue, a differenza delle imprese convenzionali, un’esplicita finalità sociale che si traduce nella produzione di benefici diretti a favore di un’intera comunità o di soggetti svantaggiati. Non ha scopo di lucro e destina utili e patrimonio al rafforzamento della stessa impresa e quindi del tipo di servizi erogati cercando un giusto equilibrio tra la remunerazione dei propri dipendenti e il costo dei servizi erogati. Possono ottenere la qualifica di imprese sociali le associazioni (riconosciute o meno), le fondazioni e le società di persone, di capitali, cooperative, consorzi ad esclusione delle società unipersonali. Un’impresa sociale non può avere un unico socio persona fisica. Le attività svolte sono l’assistenza sociosanitaria, la formazione e aiuti nell'inserimento al lavoro, della cultura, dello sport e della ricerca.

Reti Associative

Le reti associative sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, che associano, anche indirettamente attraverso gli enti ad esse aderenti, un numero non inferiore a 100 enti del Terzo settore, o, in alternativa, almeno 20 fondazioni del Terzo settore svolgono attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione o supporto degli enti loro associati. Società di Mutuo soccorso (Artt. 42, 43, 44 Codice del Terzo Settore) Sono enti senza fini di lucro che operano sulla base del principio di sussidiarietà in favore dei soci e dei loro familiari conviventi.

Associazioni riconosciute e non

Le associazioni in generale sono formate da persone con scopi comuni, non economici o commerciali ma sociali si distinguono perché democratiche e non lucrative: un'associazione può avere utili ma non li può mai distribuire (né in modo diretto né indiretto). Si dividono in: Associazioni riconosciute (artt.14-35 c.c.) Sono quelle associazioni che hanno ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica da parte dello Stato e pertanto possono usufruire di particolari benefici previsti dalla legge, come la possibilità di richiedere contributi da parte di enti pubblici. Per essere riconosciuta, l'associazione deve avere un patrimonio minimo che va dai € 15.000 ai € 50.000. Tale patrimonio è posto a garanzia dei creditori dell'associazione e, naturalmente, esce dalla disponibilità personale dei soci fondatori. Quindi la responsabilità e limitata. La maggioranza delle associazioni è non riconosciuta. (artt.36-38 c.c.) La differenza dell’associazione non riconosciuta o di fatto rispetto a quella riconosciuta si trova nel difetto del riconoscimento. È proprio la mancanza di questo riconoscimento a ingenerare il diverso tipo di responsabilità patrimoniale dell'associazione. L'art. 38 del Codice civile dispone che, delle obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione rispondono l'associazione medesima con il fondo comune e personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione.

Fondazioni

Sono enti senza scopo di lucro caratterizzate più dall'apporto economico dei fondatori che da quello volontaristico delle persone che l'hanno costituita. Può essere una fondazione di gestione quando svolge direttamente le attività definite nello statuto oppure può gestire un patrimonio e finanziare soggetti terzi che svolgono le attività. Per lo più si occupano di assistenza, istruzione, ricerca scientifica, erogazione premi, riconoscimenti, formazione. La Fondazione deve avere pertanto un patrimonio adeguato allo scopo perseguito e deve essere costituita per atto pubblico o per disposizione testamentaria. La struttura giuridica varia a seconda del tipo di fondazione, di diritto civile, di impresa, di comunità, bancaria.

Altre tipologie di enti (enti religiosi, associazioni sportive dilettantistiche, società sportive dilettantistiche)

Gli enti religiosi sono organizzazioni riconosciute dal punto di vista civile e canonico, che hanno come fine principale la religione e il culto, e possono svolgere attività educative, assistenziali e di beneficenza. Esistono varie forme di enti religiosi, come diocesi, parrocchie, istituti religiosi, confraternite, associazioni e movimenti religiosi, che operano in conformità alle leggi dello Stato e alle norme del diritto canonico.
Sono definiti enti religiosi: gli Istituti universitari, i Seminari, le Accademie, i Collegi per religiosi ed ecclesiastici; Persone giuridiche canoniche come Società di vita apostolica, Confederazioni e Associazioni pubbliche di fedeli; Enti costituiti o approvati dall'Autorità ecclesiastica. Sono definite associazioni religiose: Azione cattolica, Scouts cattolici, Comunione e Liberazione, Opus Dei, Focolarini, Comunità di vita cristiana, Gruppi di apostolato familiare, FUCI; MEIC; ACLI-G. Sono definiti gruppi religiosi: le organizzazioni con scopi spirituali, educativi o caritatevoli, che includono le grandi religioni come il Cristianesimo, l'Islam, l'Induismo, il Buddismo, l'Ebraismo, e le loro numerose denominazioni e movimenti al loro interno, come i cattolici, i protestanti, gli ortodossi, i sunniti, gli sciiti, ecc.

Associazioni Sportive Dilettantistiche

Sono enti associativi senza scopo di lucro con l'obiettivo principale di promuovere l'attività sportiva a livello amatoriale e dilettantistico, attraverso l'organizzazione di corsi, allenamenti, competizioni e la formazione degli atleti. Per funzionare, un'ASD si basa su quote associative e contributi, organizza attività sportive e deve essere iscritta al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche del Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei ministri per godere di agevolazioni fiscali. La gestione è democratica, con organi elettivi come il Presidente e il Consiglio Direttivo, e l'Assemblea dei Soci che approva bilanci e modifiche statutarie. Essendo un ente non profit ha l’obbligo di reinvestire per il miglioramento e il sostentamento dell'associazione, eventuali guadagni o surplus derivanti dalle attività

Società Sportive Dilettantistiche

Sono enti commerciali costituiti come società di capitali o cooperative, senza scopo di lucro, che promuovono l'attività sportiva dilettantistica non professionale. Nonostante la forma commerciale non sono costituite per ottenere profitti ma per promuovere e organizzare l’attività sportiva. Differenze tra associazioni sportive dilettantistiche e società sportive dilettantistiche
• A differenza delle ASD, enti associativi, le SSD hanno una struttura di tipo capitalistico, dove la proprietà e i diritti di voto sono determinati dalle quote di capitale versate e quindi i soci hanno un peso diverso a seconda del capitale versato;
• Le SSD hanno quote di proprietà mentre nelle ASD la proprietà è collettiva e tutti gli associati godono di pari diritti;
• Nelle SSD la responsabilità dei soci è limitata al capitale conferito mentre nelle ASD la responsabilità è illimitata a meno che non acquisiscano la personalità giuridica.

 

Lavorare nel Terzo Settore: come trasformare una vocazione in professione

Lavorare nel Terzo Settore significa contribuire in modo concreto al benessere delle persone e delle comunità. È un settore che unisce passione, competenze e spirito di servizio, offrendo a chi vi si dedica la possibilità di avere un impatto reale sulla vita degli altri. Operare in questo ambito vuol dire fornire supporto educativo, assistenziale e inclusivo, ma anche sviluppare una forte capacità di collaborazione e di gestione delle relazioni umane.

Chi sceglie il Terzo Settore raramente lo fa solo per una questione di opportunità lavorativa. La spinta principale è quasi sempre una vocazione, un desiderio profondo di aiutare gli altri e di contribuire al miglioramento della società. Empatia, sensibilità e capacità di ascolto sono caratteristiche che diventano strumenti quotidiani per chi assiste persone fragili o accompagna comunità in percorsi di crescita. Lavorare in questo settore significa anche imparare ad adattarsi a contesti complessi, trovare soluzioni creative ai problemi e sviluppare resilienza di fronte alle difficoltà.

Lavorare nel Terzo Settore non arricchisce soltanto a livello umano, ma permette di acquisire competenze trasversali sempre più richieste dal mondo del lavoro, come la comunicazione efficace, la gestione di progetti e il lavoro di squadra.

Il Terzo Settore è ampio e articolato, che offre possibilità in diversi contesti. Le cooperative sociali, ad esempio, rappresentano una realtà molto diffusa in Italia: quelle di tipo A si occupano di servizi socio-sanitari ed educativi, mentre quelle di tipo B favoriscono l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate o con disabilità.

Anche la Pubblica Amministrazione ha un ruolo centrale, attraverso i Comuni, le ASL e gli enti locali che assumono personale per servizi di assistenza, educazione e progettazione sociale. A queste si aggiunge il vasto mondo del no profit e del privato sociale, che comprende ONG, fondazioni, centri di riabilitazione, case di riposo, associazioni culturali ed educative.

lavorare nel terzo settore

 

Le professioni più richieste nel Terzo Settore

Le figure professionali nel Terzo Settore sono molto diversificate. Accanto agli operatori socio-sanitari, agli educatori e agli animatori sociali, lavorano psicologi, fisioterapisti, infermieri ed assistenti domiciliari. Un ruolo importante è svolto anche dai mediatori culturali, dagli operatori di comunità e da chi coordina servizi o progetti. Sempre più richiesti sono inoltre gli assistenti sociali, i project manager e i coordinatori di attività educative o ricreative, figure che uniscono competenze tecniche e capacità di leadership.

 

Requisiti, competenze e formazione

Per lavorare nel Terzo Settore è necessario possedere tanto competenze relazionali quanto conoscenze specialistiche. Le cosiddette soft skills sono fondamentali: empatia, ascolto attivo, resilienza e capacità di lavorare in team sono competenze che fanno davvero la differenza. A queste si affiancano quelle tecniche, come la gestione di progetti sociali, il budgeting, le digital skills legate al fundraising e alla comunicazione online.

Il percorso formativo varia a seconda del ruolo. Lauree in Servizio Sociale, Pedagogia, Psicologia o Cooperazione Internazionale costituiscono un’ottima base, che può essere arricchita da master e corsi di specializzazione. Tuttavia, nel Terzo Settore l’esperienza pratica è altrettanto preziosa: stage, tirocini e attività di volontariato rappresentano occasioni indispensabili per acquisire competenze sul campo e avvicinarsi al mondo del lavoro.

 

Siti per Lavorare nel Terzo Settore

Chi desidera intraprendere una carriera nel Terzo Settore ha oggi a disposizione numerosi canali digitali per trovare offerte di lavoro e opportunità di tirocinio. Oltre ai portali generalisti, che permettono di cercare annunci in base al settore, esistono piattaforme specializzate pensate proprio per chi vuole lavorare nel terzo settore. Tra le più utili troviamo:

  • Lavorarenelmondo.it, che raccoglie annunci per lavorare nel terzo settore e nella cooperazione internazionale sia in Italia sia all’estero.

  • Indeed.it, portale generalista con la possibilità di filtrare le ricerche per settore sociale.

  • Job4Good, per chi cerca lavoro e tirocini in organizzazioni non profit.

  • LinkedIn, utile non solo per candidarsi, ma anche per fare networking con professionisti e organizzazioni del Terzo Settore.

  • I siti delle principali fondazioni e cooperative sociali, che pubblicano direttamente le posizioni aperte.

Per distinguersi nelle candidature, è importante curare il curriculum mettendo in evidenza non solo le esperienze lavorative, ma anche quelle di volontariato e di tirocinio. Una lettera motivazionale ben scritta, focalizzata sul desiderio di contribuire al Terzo Settore e sulla coerenza con i valori dell’organizzazione, può fare la differenza.

 

Criticità del Lavoro nel Terzo Settore

Nonostante il futuro del Terzo Settore appaia dinamico e in crescita, una delle principali criticità riguarda la stabilità contrattuale: spesso le assunzioni avvengono con contratti a termine o a progetto, legati alla durata di specifici finanziamenti o bandi pubblici. Questo significa che la continuità lavorativa può risultare incerta e dipendente da fattori esterni, come l’ottenimento di fondi o la proroga di progetti.

Un altro elemento delicato è quello delle retribuzioni, che in molti casi risultano più basse rispetto ad altri settori con pari livello di responsabilità e competenze. A questo si aggiunge la gestione di carichi emotivi significativi: lavorare ogni giorno a contatto con fragilità, disagio e situazioni complesse può generare stress e, a lungo andare, portare a fenomeni di burnout se non si hanno adeguati strumenti di supporto.

Infine, non va trascurato il problema del riconoscimento professionale. Alcune figure del Terzo Settore, pur svolgendo ruoli fondamentali per la comunità, non sempre ottengono la giusta valorizzazione né in termini economici né in termini di status professionale.

Tuttavia, conoscere queste difficoltà non deve scoraggiare, ma aiutare a entrare nel settore con maggiore consapevolezza, preparando strategie personali e professionali per affrontarle: dalla formazione continua al networking, fino alla scelta di organizzazioni solide e attente al benessere dei propri operatori.

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