Italy, Torino, TORINO

Due parole su di noi

Proviamo a costruire alleanze transnazionali tra soggetti organizzati: movimenti, associazioni, comunità, reti di base. Proviamo a lavorare con un approccio femminista e intersezionale, consapevoli che genere, classe, "razza", età e disabilità si intreccino e non possano essere affrontati separatamente. Vorremmo una partecipazione reale dove le persone coinvolte decidano, progettino e valutino insieme a noi.

Proviamo a farlo con allegria. Non crediamo alla militanza come penitenza, né alla solidarietà come senso di colpa. I femminismi, i movimenti contadini e le resistenze dei Sud ci hanno insegnato una cosa fondamentale: la gioia non è una pausa dalla lotta, ne è la condizione.

Il sorriso, la festa, la cura, il cibo condiviso, il tempo insieme "senza produrre" non sono momenti accanto alla politica — sono politica.

La leggerezza non è ingenuità: è lucidità. Ci permette di resistere a lungo senza consumarci, di attraversare la fatica senza farne un'identità, di restare persone aperte e capaci di desiderio proprio quando tutto vorrebbe convincerci che è inutile. Chi lotta con il sorriso scardina la retorica del sacrificio — la stessa con cui il potere chiede obbedienza.

Le nostre galline, gli orti, le uova, l'autoproduzione e quel "Ma chi ce lo fa fare?" non sono decorazioni: sono il nostro modo di ricordare che la trasformazione sociale non è un dovere che schiaccia, ma un desiderio che muove.

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l nostro orizzonte è la democrazia economica e sociale: una società in cui nessuna persona sia lasciata fuori a causa della classe, del genere, della provenienza, del colore della pelle, dell'orientamento sessuale, della disabilità o del lavoro che svolge.

Cosa rifiutiamo.

Non facciamo carità, non facciamo "assistenza", non produciamo narrazioni di salvataggio del mondo. Il modello della cooperazione paternalista — quello che trasforma le persone in "beneficiari" e le comunità in "contesti d'intervento" — è parte del problema, non della soluzione. Povertà e migrazioni forzate non sono disgrazie naturali, ma l'esito di rapporti di potere storici e attuali.

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